Alcune considerazioni sulla psicologia nel poker

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E’ risaputo che la psicologia nel poker è un fattore determinante, in grado di decretare la vittoria o la sconfitta di un giocatore. Non a caso i grandi campioni del poker sono quelli che hanno dimostrato di saper mantenere i nervi saldi in ogni situazione e che hanno sviluppato la capacità di prevedere le mosse dell’avversario e di “leggere” dai suoi atteggiamenti le carte che ha in mano. Inoltre sono coloro che sanno spiazzare l’avversario, dissimulando la propria strategia, bluffando a regola d’arte nei momenti cruciali, oppure confondendo i rivali con le proprie chiacchiere, come succede ad esempio nelle partite di texas holdem.

In base alle regole non scritte della psicologia nel poker si può affermare che un buon giocatore è prima di tutto un eccellente osservatore. Bisogna osservare e registrare mentalmente le mosse e le carte, ma anche il linguaggio del corpo degli avversari, le loro smorfie, gli sbalzi di umore, l’andamento delle puntate e dei rilanci e tutto ciò che “si muove” attorno al tavolo da gioco. Se si riesce a inquadrare correttamente lo stile di gioco di un avversario si è a buon punto.

D’altra parte, la psicologia nel poker trova un campo d’applicazione anche nella percezione che gli altri giocatori hanno nei vostri confronti. Più si è consapevoli di cosa gli altri pensano di te e più si può impostare correttamente una contromossa spiazzante.

Al riguardo un suggerimento valido può essere quello di non essere mai troppo prevedibili, monotoni, bensì di cambiare spesso il proprio approccio alle varie mani, di reagire o di “attaccare” in modi differenti, gettando così fumo negli occhi a chi vi sta di fronte (o dall’altra parte dello schermo) e mettendolo nella condizione di dubitare sistematicamente sulle vostre reali intenzioni.

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